1. Sineddoche

    La parte per il tutto.

    SINEDDOCHE

    Una parte non del tutto:

    Sto, ora, qui ,sdraiato, in una manciata di letto, avvolto dal lenzuolo, che ormai seconda pelle, si nasconde tra le mie gambe.

     Mi chiedo se valga la pena continuare a vivere?? Nessuna risposta.

     Il male di vivere l’ho incontrato , l’ho visto e ci ho pure parlato.

    Questa notte suona un blues nero , nerissimo nella mia stanza , suona così piano per non svegliare nessuno , ma a tal punto che mi giunge un soffio leggero per allietare la mia anima carica di pioggia nera.

    Nella musica e nei suoni c’ ho sempre cercato le parole, c’ ho sempre letto gli attimi e immaginato i momenti; ho visto le espressioni di coloro che, come dei, forgiano i suoni. Erano in estasi, erano beati, erano distrutti dallo sforzo, mettevano le loro mani a servigio di qualcosa o di qualcuno che neanche conoscevano, erano Gesù nelle mani di tanti dei. Dov’è la felicità stasera. Dio , cazzo, se esisti perché no me la dai?Il dolore taglia le  membra e squarcia i nervi, perché cazzo non ci sei. La felicità. Dov’è.?.|!

     Ah l’amore .Arrivò quel maledettissimo giorno in cui scoprii l’amore. Lo annusai e subito me ne cibai pensando che mi potesse rendere felice. Adesso che ci penso ho sfiorato l’infinito con l’indice , ma sono caduto con la faccia nel fango a mangiare accanto a porci che non riuscivano a librarsi di un cm da terra.

    L’amore fece sì che io perdessi la ragione , il cuore cominciò a battere, cominciò quasi sragionare…. si fermava, poi aveva una tachicardia, era un casino.

    I suoi pensieri si accavallarono ai miei e incominciammo a condividere la vita. Forse esagerammo

    Le scrivevo lunghe poesie, le lasciavo riposare e quando erano mature gliele davo, lei meravigliata mi baciava e io ogni suo bacio lo conservo nel mio cuore. Ci salutammo e ci dicemmo mille volte di più addio. La guardai negli occhi e non vidi nulla. Non vidi nulla. Lo volevo? E ancora lo voglio?

    Poi arrivò un giorno in cui scoprii la solitudine e mi sentii solo , forse morire è meglio.

    Perché allora ,porco cane , soffrire ?e se al posto di essere stati creati per ricercare la felicità, come molti dicono, fossimo stati creati per soffrire? Noi, uomini o umanità, ci lasciamo coprire dalle cose perché in fondo il piacere è :soffrire!!

    Soffrire è abbandonarsi al ricordo dell’ attimo  non colto , soffrire è il ritorno , soffrire è il rimorso di essersi voltati indietro……..ma a voi per caso vi diedero il libretto di istruzioni per questa unica e sola vita. NO!!!!  Allora come si fa a non sbagliare.

    Esco , perché c’è troppo tedio in questa stanza.

    Il fatto è, che in questa vita, hai davanti semplicemente ,anzi direi inesorabilmente, due sole possibilità: esserci o non esserci. Si perché in fondo ho capito che l’importante non è essere e neanche non essere , la cosa fondamentale è far credere agli altri di poter essere come di poter non essere. In questo mondo, in questa vita gli altri giocano al posto tuo e a te non resta altro che tifare per qualcuno o per qualcun altro. Noi, essendo uomini, facciamo parte di un tutto che vive secondo regole a noi ben chiare. Cazzo, e quando non riesci a far parte di questo mondo di queste regole, che fai???Le possibilità allora sono nuovamente due: le accetti queste regole e soccombi, non facendo parte di un mondo che di te se ne sbatte profondamente, oppure semplicemente, inesorabilmente sei costretto a cambiarle.

     In un modo o nell’altro devi usare la violenza.

    Nessuno ti dirà come farlo, dovrai essere tu a scrivere un nuovo copione per gli altri, semplicemente basterebbe sostituirsi a dio.

    Ammetto il suicidio. Perché??volete realmente sapere il perché???

    Le scorciatoie allietano l’animo di chi le imbocca. Perché rinunciare ad una felicità a portata di mano?? Perché  insistere in una vita che a te ha giocato un brutto scherzo??

    Allora ucciditi. Varcherai le soglie dell’infinito e li avrai tempo e spazio infinito per trovare una felicità che in terra era nascosta sotterrata dalle macerie di un tempo ingrato, caduto sotto i colpi di una  forza oscura: il desiderio di alcuni uomini di essere simile a dio.

    Esco, si, ora sto uscendo.

    Comincia lentamente ad insinuarsi in me un’idea. Devo ucciderli tutti. Non importa chi ma importa che siano tutti. O almeno una parte. Ci ripenso un attimo, ma già mi ritrovo su per le scale inciampare sui gradini alla ricerca del tempo perduto. No scherzo sto salendo perché mi serve la mia pistola.

    La pistola. La meccanica spesso risolve problemi che sfuggono alla psicologia, psicoanalisi e psichiatria. È tanto semplice, che potrebbe usarla pure un bambino.

    …………………………………………………………………………………………………………..

    Mi serve capire chi debba essere l’oggetto del mio desiderio e il gioco è fatto. Penso e ripenso di chi è la colpa di tutto ciò. Lo stato, lo stato non esiste. La chiesa, no alla chiesa non importa. Gli intellettuali, con loro sarebbe troppo semplice. I miliardari, troppo difficile. I produttori tv, no in fondo sono schiavi. E poi in fondo a questa piramide chi ci sta? Voi. Ci siete voi, che avete deciso di adularli. Siete solo dei servi. Voi ora dovete morire.

    Ci ripenso di nuovo e vedo nelle mie parole una sfumatura apocalittica che mi induce a rinnegare ciò che ho detto. Ma vado avanti perché indietro non si torna.

    Cammino in centro. La città è una polveriera , è pronta ad esplodere se solo lo volessimo. Le ingiustizie oltrepassano i limiti. E noi, attoniti, non abbiamo la forza di alzarci.

    Entro in un negozio di elettrodomestici. Spingo la porta e, appena sono dentro, mi investe un senso di costipazione.

    - buon giorno- nessuna risposta dall’altro lato, forse si usa cosi.

    Comincio a sparare come un pazzo, prima sui televisori e poi svuoto un secondo caricatore su alcune persone.

    Poi ancora sporco di sangue , grondante, scoppio in lacrime e un po’ il sangue va via.

    Mi sento svuotato la rabbia è vaporizzata e leggera, è salita in cielo per scomparire lassù. Allora ci si sente così. Non so quanti ne ho uccisi ma un po’ li ho uccisi. Comincio a ragionare. Respiro mi giro attorno e mi sento solo con me stesso. Una sensazione disgustosa, un conato di vomito si impossessa di me. Ma poi è solo un coito. Piacere allo stato puro ,nudo e crudo , lo sento e non ho paura perché mi sento di nuovo forte. Togliere la vita , il respiro , le facoltà intellettive è un piacere immenso. Io sono Dio. Sono ritornato al principio primo, all’archetipo. Ora devo fuggire.

    …………………………………………………………………………………………………………

    Ho avuto un idea. Sì, è geniale. Devo fare una strage. Ma di quelle belle , quelle che i telegiornali ne parlano per anni , quelle che quando sei nel letto a pensarci ti fanno star male, ma star mal davvero a tal punto che devi cominciare a contare miliardi di pecore vestite da lupi in fila per tre. Non so se rendo l’idea, è semplice : sabato-sera, 00:00, piazza centrale……esplosione.

    ………………………………………………………………………………fine dell’ inizio………

    Tutto è pronto.

    Sono pronto anche io voglio vedere tutto saltare in aria, e poi godere.

    23:56 a cosa serve far finta di divertirsi?quando invece bruci dentro perché non sei tu quello che vedi riflesso?come fai a pensare che qualcosa possa cambiare se non cominci tu il primo a scegliere o si o no?nella vita, almeno in questa , il grigio non c’è dato conoscerlo : nero o bianco.

    Poi è semplice, quasi naturale, devi scegliere.

    23:57io ho scelto. Alla fine se la tua scelta sia giusta o sbagliata non importa a nessuno , devi schierarti. Io lo faccio , non so se sia giusto!

    23:59 cazzo, è troppo tardi.

    23:58 il minuto più lungo della mia vita.

    Ho visto lei. Ho visto i suoi occhi spenti. Ho visto i suoi jeans sporchi. Ho visto dentro di lei.

    Lo spazio infinito. Tempo presente.

    Ho visto la voglia di vivere. Ho visto il perdono. Ho visto che sono di più le volte che hai torto di quelle in cui pensavi di aver ragione. Ho visto l’amore.

     E l’odio dov’era?

     Ho visto mille motivi per tornare indietro e nessuno per andare avanti. Comincio a capire.

    00:00 non si torna mai indietro.

     Ci penso su e mi sparo in bocca.

  2. Jack and Susan

    Jake e Susan

    Dare senso, fare sesso

    Fare sesso, dare senso

     

     

     

     

    Non credevo che il tradimento potesse cambiare le carte in tavola, ma finché non lo provai, non ne fui sicura. È  come tenere le carte in mano e credere che i numeri possono cambiare fintanto che non le hai girate o quantomeno guardate. Un cappotto nero lungo, la sua barba lunga. È  tutto quello che ricordo di una sera con uno nella sua auto, e il sapore aspro del suo sesso in bocca. Mio marito ormai non mi fa venire mai i nostri amplessi sempre sommersi dalle sue ansie finte e le finte ansie così impalpabili quasi eteree. E quel senso di imbarazzo , indelebile, è il suo ricordo, della sua brutta faccia e dei suoi modi grezzi, quasi meccanici, per dirmi che amor non è ma l’ineluttabilità dello scorrere del tempo lo aveva reso più o meno questo. Mi piace tradire l’idea di noi. Credo che sia questo che pensa di me. Beh… Io a tutte ste cazzate non credo e per giunta me le sento dire da lui , e di nuovo gettarmele addosso come se le sue parole fossero ossi per cani sui quali io dovrei sbavare, ma per dio; io ti avrei anche pisciato in faccia se avessi tolto i tuoi occhiali almeno una volta.

    -sto venendo - ansima,

    -cazzo! Jake non dire così che mi piglia un colpo -

    -volevo solo avvisarti, non farti sporcare -

    -okay, senti, va, e fottiti, prendi quel computer, lo vedi?

     Prendilo, sparati due seghe, e mi raccomando non sporcare nulla che poi mi tocca pulire -.

    -ma Susan, cosa stai dicendo, vieni qui- ma non fa nulla per fermarmi, rimane disteso comodo sul letto.

    Confusa in silenzio raccatta i suoi vestiti, le sue cose, la sua borsa, i miei soldi, la nostra macchina, i nostri mobili, le mie idee, le sue frustrazioni.  A dire il vero erano mesi che quelle cose stavano lì sul pavimento , solo ora lei le sta raccogliendo, facendole sue , dandogli un ordine a caso. Un ordine a caso, e meglio di questo lei non avrebbe potuto fare. Fare cose a caso, vedere gente a caso, parlare di cose a caso, riempirsi gli occhi di cose a caso. Nemmeno una lunga catena quale quella del DNA avrebbe potuto mettere tutte queste cose assieme.

    Il mio ordine, o per meglio dire la mia natura, in termine di sforzo volto all’auto-perfezionamento, era stato frustrato o per meglio dire addormentato dalla sua constante ricerca di un finto caos che a mio modo di vedere era solo un vano tentativo di farmi convincere che anche dentro di lei, così come in tutte le mie altre, c’era qualcosa che attendeva di essere plasmato.  Riguardo a questo c’erano quanto meno due problemi se non di più.

    Per primo io credo che la possibilità di decidere in autonomia cosa fare del mio tempo sia una delle più grandi conquiste dell’uomo poiché maschio, e perciò non posso permettermi che a decidere di cosa farne sia una delle mie.  Lei poteva attendere io no.

    Secondo mi accorsi subito che c’era meno di qualcosa, e che dentro di lei c’erano solo cassetti d’aprire, posarvici cose e li custodirle. Non c’era molto da prendere, e subito mi arresi all’dea che saccheggiare cassetti pieni di cose di altri che prima di me avevano lì scaricato non curanti della polvere non sarebbe stato utile a nulla.

    Terzo ho anche creduto per un po’ che scoparmi lei mi avrebbe contentato più di fare due chiacchere sul bus prima di scendere in taverna per una birra. Definitivamente compresi subito che scoparmi lei, era come dover lavorare dopo aver lavorato una giornata intera a spostare buoi a pacchi insieme a Charles. Così terribilmente stancante.

    I suoi seni abnormi, due coni rovesciati, uno più bello e l’altro più morbido si strusciavano alle costole evidenziate da quella pelle sottile, bruna , calda.

    Io non la voglio scopare più.

    Ne presi consapevolezza d’un tratto , così come mi aveva strizzato per le palle e imposto di seguirla nella sua alcova, così d’un tratto la voglia di lei si è fatta molle , così molle. Sì, molle, proprio come il mio pene, come quando la mia voglia di lei non arriva neanche al bacino.

    Lei tenta in mille modi di farlo drizzare ma a me vengono in mente solo numeri, fogli, carte e penne e soldi e sesso, vestiti, capodanno e tutto quel dover sempre parlare di sesso.

    -Jake io vado a farmi un giro - lo dice di fretta cercando le chiavi

    -portami delle sigarette che voglio riprendere a fumare -

    -ah ah ah da quando hai deciso di ricominciare - il tono beffardo di lei.

    -non è che ste cose si decidono, ne ho voglia -

    -la butto lì, ma farti tornare la voglia di scoparmi no?-

     

    Riesco appena a sentire “ parli sempre di “ che già sono in macchina, bagnata fino al midollo, lurida come una cagna che vuole solo il suo osso.

    Voglio solo fare sesso.

    Voglio solo fare sesso.

    Voglio solo fare sesso.

    Voglio solo fare sesso.

    Il sesso riesce a rendere tutto così difficile.

    Ma fino a quando, fino a quando questo mi sarebbe bastato? Era ricorrente dentro di me questa sorda domanda non sentiva risposta, non trovavo risposta. Sulla strada faccio salire uno.

    Sono stanca adesso.

    Il sesso è il grasso sporco del motore che sudicio ti impregna le mani, il sesso è fetore e melma,  il sesso è la manifestazione di una forza naturale che dal di dentro scuote il corpo e poi lo fa vibrare in un terremoto di ossa, gemere , al suolo come dopo una battaglia. Waterloo o Azio o Caporetto, furono ammassi di corpi smembrati dal di fuori , dilaniati e sanguinanti, ma gemevano arresi al suolo sconfitti e spezzati in un tripudio di sangue e merda.

    Adesso io sono nella merda. Semplicemente sto. Sono indecisa sul da farsi, non sono del tutto sicura di volere tornare a casa, giro a zonzo, a caso, senza una meta ed è il senso di colpa a scuotermi.

    E più risaliva dal basso, e più risaliva l’esofago, tentando di uscire da lì dove misto a saliva  era entrato e disceso , annidatosi nella mia pancia, e più io ingoiavo e lo ricacciavo giù. Ché il senso di colpa svanisce con quella puzza tremenda. Ed era questo a spingermi a tornare a casa: lavarmi.